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Spider 2.0i Twin Spark 16V
Apertamente Alfa
La prima decappottabile
tutta nuova dopo la "Duetto". Bella linea, due posti secchi,
bagagliaio piccolissimo. Il tetto è di tela, a scomparsa
totale, preferibile agli odierni tetti rigidi ripiegabili
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Quotazione |
5000 € |
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Reperibilità
vettura |
**** |
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costi di
gestione |
**** |
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divertimento |
**** |
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Rivalutazione futura |
*** |
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Anni |
1995-97 |
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Potenza CV |
150 |
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Accel.0-100 |
8,5 sec |
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Velocità |
210 Km/h |
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Bollo annuo |
284 € |
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Realizzare
una sportiva Fiat era un conto, nel caso di un'Alfa il compito
diventava più impegnativo. Troppo esigente l'alfista doc in
fatto di guida (impossibile soddisfarlo con una Fiat
trasformata) e, oltretutto, in attesa da tempo di una
"scoperta" della Casa tutta nuova: l'inossidabile "Spider" a
trazione posteriore c'era ancora, ma si trattava dell'ennesima
evoluzione della "Duetto" nata negli anni 60. Allora, come
convertire l'alfista ad una sportiva "tuttoavanti" soluzione
imposta dalle sinergie del Gruppo? Solo realizzando
una gran macchina
che, pur diversa nello schema meccanico dalle vecchie Alfa, si
dimostrasse comunque all'altezza del marchio per qualità
stradali. Una scommessa raccolta col progetto "Spider" e "GTV"
(la versione coupè), avviato all'inizio anni 90. La partenza,
però, fu subito in tono minore: per ridurre i costi
industriali, infatti, le due Alfa avrebbero utilizzato pianale
e sospensioni dell'altra cugina, la Fiat "Coupè". Scelta che,
per fortuna, fu corretta in corsa dai vertici torinesi, che
optarono per una soluzione ben più raffinata e costosa: il
retrotreno multilink (a bracci multipli), che per la prima
volta equipaggiava un'auto italiana di serie. Il multilink era
in grado di offrire un'altra precisione di guida, rendendo
così più attraente ed efficace la vettura, benché a trazione
anteriore. L'intero retrotreno fu ridisegnato, i tempi di
realizzo si allungarono (insieme ai costi e al prezzo finale),
con una ulteriore conseguenza: che il più ingombrante schema
multilink ridusse la capacità del vano bagagli a soli 110 dm3.
Ciò fu il vero tallone d'Achille dell'auto. Qualcuno si
lamentò dei primissimi esemplari (regolazioni non perfette
delle sospensioni, imprecisioni di carrozzeria), dunque il
consiglio è oggi di evitarli, optando per quelli prodotti
dalla fine del 1995. Risolti i problemi di gioventù, "Spider"
e "GTV" seppero convincere su strada, mostrando prestazioni
valide e un'ottima tenuta di strada: merito delle sospensioni,
dell'avantreno a carreggiata larga e accentuato camber
negativo (le ruote convergono verso l'alto: attenzione quindi
all'usura delle spalle interne dei pneumatici), e di un
retrotreno preciso, anche se un pò reattivo in fase di
rilascio dell'acceleratore. Fu il salone di Ginevra del 1995 a
ospitare il lancio delle due Alfa, figlie di un progetto
unico, ma differenti per molti aspetti. La linea, frutto della
collaborazione tra Centro Stile della Casa e Pininfarina,
riprendeva in buona parte i temi stilistici già visti sulla
dream car "Proteo" del 1991: e dunque, muso aggressivo, con
scudetto in rilievo e fari poliellissoidali, fianchi alti e
avvolgenti, nervature sul cofano e profonde scalfature sulle
fiancate. Insomma, un insieme assai muscoloso.
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Comodità relativa. Per azionare il
comando elettrico della capote che si trova dietro i sedili,
bisogna fare qualche contorsione. La capote scompare in un
vano; rimane in vista solo l'elegante "fascia". |
Nota alla
didascalia: in foto viene mostrata la pulsantiera con i due
interruttori presente sulla paratia verticale dietro il sedile
del guidatore. Tale pulsantiera comanda elettricamente solo la
chiusura e l'apertura dei fermi della fascia, il primo, e
della capote il secondo. Ma tale pulsantiera si impiega quando
si vuole (o si deve) aprire (chiudere) manualmente la capote.
Il sistema elettro-idraulico di apertura (chiusura) capote e
fascia copri capote si comanda con un unico pulsante posto nel
piantone centrale vicino al controllo elettrico degli
specchietti laterali. Il comando risulta molto comodo e
semplice.
La
"Spider" si differenziava nella coda, soprattutto per il baule
di forma discendente che rompeva la linea a cuneo della "GTV",
non armonizzandosi bene con il resto. Di tali critiche, oggi,
non ve né più traccia: è la "Spider" la più quotata e
apprezzata, benché non sia più rara del "GTV": semplicemente è
scoperta. I posti, a differenza della coupè, sono due
soltanto: per fare spazio alla capote a scomparsa, infatti, i
progettisti furono costretti a eliminare la panchetta
posteriore, presente invece sulla coupè. All'epoca
Quattroruote trovò molto personale la linea della "Spider";
quanto al posto di guida, fu giudicato riuscito, protettivo,
con vari richiami al passato. Positivo il commento sul motore,
il due litri "Twin Spark", potente e brillante, e con qualche
esitazione soltanto al di sotto dei 3500 giri. Su strada la
vettura si dimostrò veloce, sicura, piacevole grazie allo
sterzo molto diretto, e senza i difetti tipici della trazione
anteriore. Il sistema di funzionamento della capote fu
giudicato semplice, e solo col tempo gli utenti ne criticarono
le finiture e la capacità di tenuta. Dei due motori
disponibili al lancio della vettura, abbiamo scelto il "Twin
Spark", all'epoca il migliore della categoria (oggi fa ancora
la sua figura sulla "147"). Le prestazioni sono più che
decorose, i consumi non esagerati: la cilindrata due litri,
poi, per chi questa vettura la vuole conservare a lungo, in
attesa che diventi "storica" , ha il vantaggio di presentare
costi di gestione non troppi onerosi. Come dotazione, la
"base" era un po' scarna ( servosterzo, volante regolabile,
airbag lato guida, alza cristalli elettrici, chiusura
centralizzata) meglio orientarsi sulla più ricca "L", che in
più offriva il climatizzatore, selleria in pelle e cerchi in
lega da 16".
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Nota
all'articolo.
Dotazione da non scordare: quattro freni a disco, fari
antinebbia polielittici, pretensionatori pirotecnici,
autoradio, impianto altoparlanti, antenna elettrica, terminale
di scarico cromato, specchietti retrovisori esterni
comandabili elettricamente e riscaldati, apertura sportellino
rifornimento e bagagliaio dall'interno, terzo stop. |
Oggi
i punti deboli da valutare con cura sono: le guarnizioni dei
vetri, l'intero impianto di scarico, i dischi e le pastiglie
freno, l'accensione e il motorino di avviamento, la centralina
e l'Alfa Code (ricambio costoso), la chiusura centralizzata,
l'impianto elettrico, le tubazioni della benzina e i
manicotti, le punterie idrauliche e i tendicinghia.
Sincera ed efficace
La vettura rimane equilibrata in curva, con un modesto
sottosterzo e una buona trazione. L'assetto non è troppo
rigido e il rollio mai fastidioso. |
Punti deboli
Plancia razionale e piacevole, nella tradizione Alfa. Il tempo
può mettere in evidenza alcuni peccatucci, come le maniglie
interne fragili e le guarnizioni dei vetri laterali difettose. |
Il peso ufficialmente non
cambia La Casa
dichiarava, a parità di motorizzazione (in questo caso la due
litri aspirata), lo stesso peso per "Spider" e "GTV": 1370Kg. Un risultato apprezzabile tenuto
conto che, sulla prima, per l'eliminazione del padiglione,
elemento portante della scocca, si dovette irrobustire il
pianale. |
Tutto rinnovato
Il quattro cilindri "Twin Spark" fu, per l'occasione
aggiornato: 4 valvole, fasatura variabile, doppio albero
d'equilibratura. Equipaggia ancora oggi alcuni modelli Alfa
Romeo
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Le altre versioni
Dal piccolo "1800"
all'introvabile "3000". Al momento del lancio, a Ginevra nel
1995, erano disponibili due sole "Spider": la "2.0i 16V", di
cui parliamo nel testo, e la "3.0i V6", entrambe catalizzate
Euro 2. La versione di tre litri, apprezzata e ricercata dai
collezionisti proprio per il motore (192 cv e 225 km/h), è
anche la più rara perché costruita in circa 4000 esemplari (
in seguito furono lanciate anche la "3.0i V6 24v" da 218 cv,
Euro 3, dal 10/2000 allo 05/2003 e l'ultima "3.2i V6 24v" da
239 cv), su un totale di circa 30.000 "Spider". Altre
motorizzazioni: la pregiata, ma quasi introvabile "2.0i V6
Turbo" da 200 cv (dallo 05/1998 a fine 2000) e, dal 1998,
insieme ad alcune migliorie, la "1.8i T.S. 16v" da 144cv.
Nell'ultimo periodo (da maggio 2003) la "Spider fu offerta
anche col "2.0i jts" a iniezione diretta da 165 cv.
Allestimenti: "base", "L", "Limited Edition" e "Serie
Speciale" |
Caratteristiche
Motore
● Anteriore trasversale, 4 cilindri in linea
● Alesaggio 83 mm ● Corsa 91 mm ● Cilindrata 1970 cm3 ●
Potenza 150 cv a 6200 giri/min ● Rapporto di compressione 10:1
● Due assi a camme in testa, punterie idrauliche (cinghia
dentata), 4 valvole per cilindro, doppia accensione e fasatura
variabile ● Iniezione elettronica Bosch "Motronic M2.10.3" ●
catalizzatore a tre vie.
Trasmissione
●
Trazione
anteriore
● Frizione a comando idraulico ● Cambio a
5 marce ● Pneumatici 205/50 ZR 16.
Corpo vettura ● Spider 2 posti, 2 porte ● Scocca portante con
telaietto ausiliario ant. e post. ● Sospensione ant. a
ruote indipendenti ● Sospensione post. a bracci multipli ●
Molle elicoidali ● Barre stabilizzatrici ● Ammortizzatori
idraulici ● Freni a disco, ant. ventilati, ABS ● Sterzo a
cremagliera, servocomando ● Serb. carburante 70 litri
Dimensioni
e peso
● Passo 2540 mm ● careggiata 1499 mm,
post 1487 mm● lunghezza 4285 mm ● Larghezza1780 mm ● Altezza
1315 mm ● Peso in ordine di marcia 1370 kg.
Prestazioni
● Velocità 210 km/h ● Consumo medio 9,2
l/100 km |
Le rilevazioni dal quattroruote
04/1995
- Velocità
massima km/h 209,213 a 6300 giri/min in v marcia
-
Accelerazione 1 km da fermo 29,6 sec
- 400 m da
fermo 16,3 sec
- 0 - 100
km/h 8,5 sec
- 0- 130
km/h 13,9 sec
- 70 - 130
km/h 19,1 sec
- Frenata a
60 km/h 13,8 m
- Frenata a
130 km/h 64,7 m
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