Club Spider Alfa Romeo

 

La storia

  

ALFA ROMEO P1

1923

 

progettista Giuseppe Merosi

 

 

 

Quando una vettura, nata per le corse in pista, non ottiene risultati cade nel dimenticatoio e poco e nulla si racconta su di lei.  Effettivamente la P1 progettata da Merosi non ha avuto una storia felice. Non aveva una elevata potenza e non ha conquistato podi, ma il suo accantonamento fu anche decretato dalla tragica morte di Sivocci che durante le prove a Monza uscì di pista alla  curva che oggi si chiama Ascari.
Conseguenze negative si riversarono su Merosi che dovette prima condividere il posto con il nuovo assunto Vittorio Jano (al quale fu affidata la realizzazione della vittoriosa P2) per poi abdicare definitivamente tre anni dopo.

Eppure questa vettura aveva qualcosa di veramente innovativo nella ricerca  aerodinamica. Il frontale arrotondato, le carenature sottoscocca a barchetta, il  posto di guida abbassato sfruttando lo spazio al di sotto dell'asse delle ruote.  Il conducente infossato dentro la macchina aveva la testa che spuntava appena dal cofano della vettura. Probabilmente l'asse motore passava in mezzo all'abitacolo che non doveva essere molto comodo. 

Un abisso (in meglio)  in confronto alla 20-30 ES. Soluzioni talmente innovative che si dovranno aspettare decenni prima di ritrovare progetti così attenti alla aerodinamica e che sfruttino lo spazio al di sotto degli assali delle ruote! 

Furono prodotte 3 biposto Gran Premio (P1). 6 cilindri in linea in blocco di acciaio alesaggio 65mm corsa 100mm per una cilindrata totale di 1990cc, ed una cilindrata unitaria di appena 332cc. Purtroppo la potenza non superava i 95cv anche se per la prima volta si assiste ad un considerevole aumento dei numeri dei giri fino a 5000 al minuto. Alimentazione aspirata, freni a tamburo, velocità massima 180 km/h. Ponte posteriore rigido sospensioni a balestre effettivamente don dovevano essere facili da guidare.

 

 

 

 

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